Valutazione strumentale della cosidetta “Cellulite”(Pefs)

La valutazione strumentale della cosidetta cellulite (meglio, Panniculopatia Edematofibrosclerotica) si basa essenzialmente su due esami diagnostici:

1. Ecodoppler venoso degli arti ifneriori

2. Ecografia dell’ipoderma.

In particolare, grazie all’utilizzo dell’ecografia, e’ possibile diagnosticare non solo la cosidetta cellulite, ma anche il grado di cellulite e, di conseguenza, prescriverne il trattamento piu’ indicato.

Il prof. Curri suddivide la P.e.f.s.(cellulite) in 4 stadi, corrispondenti ai gradi di evoluzione della patologia:

I  stadio      STASI VENOSA / EDEMA (“laghi venosi”)

II  stadio      FIBROSI

III stadio      FIBROSCLEROSI – MICRONODULI

IV stadio      MACRONODULI – “EPATIZZAZIONE”

Tali stadi sono evidenziabili con quadri ecografici specifici e per ogni stadio vi e’ uno specifico trattamento terapeutico; pertanto e’ importante sottoporsi a quasto tipo di indagini PRIMA di sottoporsi a qualunque tipo di trattamento, al fine di evitare insuccessi e peggiorarne il quadro clinico.

Chiedete al Medico o all’Operatore del Benessere  che vi propone un tal trattamento (ad esempio la “cavitazione”), di redigere prima una diagnosi certa.

Dimagrimento localizzato: è possibile?

Dott. Fulvio Marzatico, Dott. Massimo Negro Tratto dalla rivista “Sport e Medicina” n°6, 2010 Edi Ermes.

Gli studi sulla composizione corporea mostrano come uomini e donne hanno caratteristiche fisiche differenti, con una diversa percentuale e distribuzione del grasso di deposito… Modelli di riferimento indicano per la femmina una quantità di grasso quasi doppia rispetto al maschio con una localizzazione regionale che interessa soprattutto l’aerea gluteo-femorale, mentre nel maschio i depositi lipidici interessano prevalentemente l’area tronco-addominale.
In parte queste differenze morfologiche coinvolgono meccanismi sesso specifici di natura ormonale, in parte fattori non ancora chiari.
Da sempre il grande quesito: è possibile un dimagrimento localizzato? E’ praticabile, cioè, una strategia nutrizionale e/o di supplementazione che possa agire maggiormente sulle aree normalmente “resistenti” al dimagrimento, rispettivamente glutei e fianchi per la donna, tronco e addome per l’uomo?
Per far chiarezza sull’argomento è stato pubblicato un importante Studio sulla rivista Annual Review of Nutrition da cui si possono estrarre due importanti acquisizioni:

  1. le differenze regionali di accumulo lipidico nel tessuto adiposo sono influenzate da fattori non sempre riconducibili a meccanismi di natura sesso specifica: con diete ad elevato apporto calorico/lipidico si ha una preferenza di accumulo di grasso nell’area gluteo-femorale per le donne rispetto agli uomini; mentre in condizioni di apporto calorico/lipidico bilanciato l’accumulo lipidico nel tessuto adiposo è maggiore per l’area addominale rispetto a quella gluteo-femorale in entrambi i sessi;
  2. le differenze regionali di smaltimento lipidico del tessuto adiposo non sembrano essere legate a meccanismi sesso specifici, sia in condizioni di digiuno, sia di alimentazione o di esercizio fisico: l’attività lipolitica è maggiore nel tessuto adiposo sottocutaneo dell’area tronco addominale sia per le donne, sia per gli uomini, normopeso o obesi. Quest’area fornisce oltre il 70% degli acidi grassi liberi (FFA), mentre solo il 15-20% dei FFA circolanti è garantito dalla lipolisi dell’area gluteo-femorale nei normopeso e fino al 30% circa negli obesi (uomini e donne) …

In altri termini nell’uomo in condizioni di eccesso nutrizionale e scarsa attività fisica l’accumulo di grasso interessa soprattutto la zona tronco-addominale e la ripresa dell’attività fisica e della riduzione di calorie stimola la lipolisi ossia la distruzione dei grassi nella stessa zona; nella donna invece in condizioni di eccesso nutrizionale e scarsa attività fisica l’accumulo di grasso interessa soprattutto la zona gluteo-femorale che presenta una maggior presenza di enzimi (lipoproteinlipasi), deputati a favorire l’accumulo dei lipidi stessi in tale zona, e da una maggior sensibilità all’effetto antilipolitico dell’insulina che ne ridurrebbe la possibilità di smaltimento.

L’unico studio al momento disponibile che dimostra come si possa intervenire sull’adiposità localizzata a livello delle cosce e dei glutei vede l’utilizzo dell’acido linoleico coniugato (Britsh journal of Nutrition)