L’indice glicemico ed il carico glicemico

Per Indice Glicemico (IG) si intende la velocita’ con la quale un alimento glucidico e’ in grado di innalzare la glicemia, rispetto ad un alimento standard di riferimento; in altri termini l’IG permette di distinguere gli alimenti contenti zuccheri in base alla diversa capacita’ di aumentare la glicemia in misura maggiore o minore rispetto ad un alimento standard di riferimento in un certo tempo.

Il glucosio rappresenta lo standard di riferimento e pertanto il suo IG e’ stato fissato come valore 100.

L’IG di un alimento e’ sostanzalmente legato al tipo di zucchero: naturalmente tale valore sara’ piu’ basso in rapporto alla presenza di zuccheri complessi(carboidrati) e aumentare in rapporto alla modalita’ di cottura dell’alimento e al grado di maturazione(se trattasi di frutta).

Gli alimenti con basso IG (inferiore a 55) rilasciano glucidi nel torrente ematico gradualmente, consentendo una  sensazione di sazieta’ piu’ prolungata, favorita anche , ad esempio, dalla contemporanea ingestione di alimenti ricchi di fibre, che rallentano ulteriormente  l’assorbimento dei glucidi.

Gli alimenti con elevato IG (superiore a 70), rilasciano glucidi nel torrente ematico piu’ velocemente; una volta assorbiti dalla mucosa intestinale, gli zuccheri provocano una rapida secrezione dell’insulina e quindi una piu’ rapido ripristino della sensazione di fame .

Contrariamente all’IG che valuta la qualita’ dei glucidi, il Carico Glicemico (CG) valuta la quantita’ dei glucidi presenti nell’alimento in esame ; si calcola moltiplicando l’IG per i grammi di zuccheri presenti in quell’alimento e dividendo il risultato per 100; tanto piu’ elevato sara’ il suo valore , tanto piu’ alta sara’ la secrezione d’insulina.

CG <10         BASSO               10< G<20   MEDIO           CG>20 ELEVATO    

Esempio:  

– 80 g di pasta di grano duro 

IG =45, zuccheri 57 g;  quindi  CG =45×57:100=25

-80 g di focaccia di farina bianca

IG = 92, zuccheri 46 g; quindi CG = 92×46:100=42

I due esempi ci permettono di comprendere che un porzioen di pasta non ha la stessa capacita’ di innalzare la glicemia rispetto ad una porzione di grammatura uguale di focaccia, con conseguente piu’ lungo mantenimento (nel  caso della pasta) della sensazione di sazieta’.

focus on….INTOLLERANZE: intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio e’ una condizione molto comune anche in eta’ adulta anche se frequentemente e’ presente fin dalla nascita; e’ causata dalla carenza enzimatica di LATTASI o BETA-GALATTOSIDASI,  il cui compito e’ quello di scindere il lattosio, principale zucchero del latte, in glucosio e galattosio al fine di  consentirne l’assorbimento da parte dell’intestino.

Il Lattosio non scisso passa indigerito attraverso l’intestino e , giunto al colon, viene aggredito dalla flora  presente e trasformato in idrogeno e acidi organici.

Elevate quantita’ di idrogeno causano sintomatologia quale senso di “gonfiore” addominale con “tensione”, flautolenza e meteorismo; il lattosio indigerito comunque aumenta la presenza di acqua nell’intestino con conseguente diarrea.

La diagnosi si basa sul BREATH test all’idrogeno: uno zucchero non assorbito a livello dell’intestino tenue viene fermentato ad opera della flora batterica con conseguente formazione di grosse quantita’ di idrogeno, in parte riassorbito nel colon ed in parte eliminato con la respirazione; se quindi si somminsitra lattosio ad un Soggetto intollerante e si esegue tale test, sara’ possibile rinvenire una quantita’ di idrogeno nel respiro esalato maggiore rispetto alla quantita’ riscontrata prima della somministrazione di lattosio stesso.

La terapia innanzitutto si basa sulla corretta alimentazione, ricordando che non basta soltanto eliminare latte e derivati ricchi di lattosio, spesso  presente non solo nelle preparazioni dolciarie ed in genere culinarie, ma anche in altri alimenti come negli stessi insaccati o come, seppur in tracce, nelle cipolle, nei broccoli, nelle uova, nelle pere etc.; non dimentichiamo inoltre che spesso il lattosio viene impiegato nella preparazione di farmaci e di integratori alimentari.

 

Valutazione strumentale della cosidetta “Cellulite”(Pefs)

La valutazione strumentale della cosidetta cellulite (meglio, Panniculopatia Edematofibrosclerotica) si basa essenzialmente su due esami diagnostici:

1. Ecodoppler venoso degli arti ifneriori

2. Ecografia dell’ipoderma.

In particolare, grazie all’utilizzo dell’ecografia, e’ possibile diagnosticare non solo la cosidetta cellulite, ma anche il grado di cellulite e, di conseguenza, prescriverne il trattamento piu’ indicato.

Il prof. Curri suddivide la P.e.f.s.(cellulite) in 4 stadi, corrispondenti ai gradi di evoluzione della patologia:

I  stadio      STASI VENOSA / EDEMA (“laghi venosi”)

II  stadio      FIBROSI

III stadio      FIBROSCLEROSI – MICRONODULI

IV stadio      MACRONODULI – “EPATIZZAZIONE”

Tali stadi sono evidenziabili con quadri ecografici specifici e per ogni stadio vi e’ uno specifico trattamento terapeutico; pertanto e’ importante sottoporsi a quasto tipo di indagini PRIMA di sottoporsi a qualunque tipo di trattamento, al fine di evitare insuccessi e peggiorarne il quadro clinico.

Chiedete al Medico o all’Operatore del Benessere  che vi propone un tal trattamento (ad esempio la “cavitazione”), di redigere prima una diagnosi certa.

Lifting non chirurgico: TT Tightening Thread

Il TT Tightening Thread è un NUOVO sistema di BIORISTRUTTURAZIONE, tonificante, ad effetto lifting, basato sul posizionamento di sottili fili in materiale PDO (Polydioxanone) e, con questi, la creazione di una rete con una doppia funzione:

STIMOLO alla produzione di Collagene tipoA ad effetto Bioristrutturante e

SOSTEGNO del tessuto sottocutaneo (“lifting”).

Tali funzioni hanno come effetto lo stimolo al rinnovamento della cute (aumento di elasticità, vitalità e luminosità) e notevole attenuazione del rilassamento cutaneo su viso, collo e corpo (ad esempio su guance, seno, interno braccia e cosce).

Specifiche tecniche: I fili in PDO sono altamente sicuri, peraltro già utilizzati in cardiochirurgia per l’estrema maneggevolezza e tollerabilità; non producono allergie o rigetto.
Una volta posizionati, causano una reazione infiammatoria, responsabile essa stessa dell’effetto “liftante”, “rassodante” e rimodellante del viso, del collo (collana di “Venere”), e di zone del corpo spesso soggette a rilassamento cutaneo come interno braccia e cosce, glutei, addome e regione mammaria.

L’impianto di questi fili può essere eseguito come per i Filler in uno Studio Medico a norma e la durata media della seduta e’ di circa 10’-15’.

 

La Medicina Estetica nella Magna Grecia

Il fascino esercitato dalla Medicina Estetica negli ultimi anni appare il riflesso di un percorso attraverso i secoli della Storia stessa della Medicina, intesa non solo come cura della malattie, ma anche e soprattutto come scienza della prevenzione.
Asclepio di Epidauro, Ippocrate di Cos, Pitagora di Samo, ma anche Icco da Taranto, Teofrasto di Lesbo e soprattutto Alcmeone di Crotone rappresentano i Padri di questa branca così importante della Medicina, che ha, come fine ultimo, il raggiungimento ed il mantenimento del benessere psicofisico dell’individuo.
Fra il X ed il II secolo a.c., in molte delle aree colonizzate numerose sono le scuole di Medicina che sorgono all’ombra della figura mitologica di Asclepio.
Il Culto di Asclepio soggiunge ad Atene nel 420 a.C. della Tessaglia.
Secondo la mitologia, Apollo, dopo aver ucciso l’infedele Cornide, una delle Baccanti, le estrae da un fianco un bimbo, cui viene dato il nome di Asclepio e affidato ad uno dei centuari, Chitone; quest’ultimo lo educa nell’Arte dei “ Semplici” e presto diviene SOMMO NELL’ARS MEDICA e lui stesso inventa rimedi per ogni male ed anche per la morte: quest’ultimo è il motivo per cui Apollo pone fine alla sua esistenza.
Dopo la sua morte il suo mito si amplifica ed in tutta la Grecia ed in molte regioni della Magna Grecia sorgono infatti circa 200 Templi (gli Asclepia), considerati veri ospedali, tra i cui reperti archeologici sono presenti le cosiddette “Iscrizioni”, vere e pro prie cartelle cliniche.
Quando nel 293 a.C. a Roma scoppia una grave pestilenza, i senatori, interrogando l’oracolo di Delfi, decidono quindi di condurre la statua di Asclepio a Roma.
Durante la notte un serpentello (sotto le cui mentite spoglie si cela Asclepio) si nasconde clandestinamente nella nave romana che torna a Roma; giunta in corrispondenza del Tevere, il serpentello l’abbandona e sbarca in un a bella isoletta, l’Isola Tiberina…
Diciottesimo discendente di Asclepio (“Asclepiade”), autore del cosiddetto “Giuramento”, presunto autore del Corpus Hippocraticum, Ippocratedi Cos fonda e insegna la cosiddetta MEDICINA PSICOSOMATICA, secondo cui la guarigione di un individuo dipende dalla volontà dello stesso di guarire; esalta la VIS MEDICATRIX DELLA NATURA, ovvero il potere curativo della natura: celebri sono la cosiddetta “Tisana di Ippocrate” (decotto di orzo finissimo) per le affezioni gastroenteriche e le bevande come l’Idromele (acqua e miele), ottima per favorire la diuresi e l’evacuazione; Ippocrate è anche il primo ad esaltare il “potere” dell’ acqua, come “fonte sacra di forma e bellezza” e fondatore della cosiddetta MEDICINA DELLE ACQUE E DEL TERMALISMO.
Fonte sacra di forza e bellezza era l’acqua per gli antichi Greci che per la sua virtù ebbero un Achille invulnerabile ed una Venere dal mare emergente, dea della bellezza e dell’amore.
Pitagora di Samo è tra i primi coloni approdati nella Magna Grecia; fondatore della Scuola di Medicina di Crotone in cui ha inizio il cosiddetto Esperimento Biologico, ossia il primo tentativo di chiarire le leggi che governano il corpo umano e le sue funzioni.
Secondo Pitagora, l’uomo è regolato da Ordine, Ritmo e Armonia: il Ritmo è proprio come la musica e pertanto egli pone le basi per quella che oggi è definita MUSICOTERAPIA.
Essendo la musica perfetta espressione di Armonia, il suono degli strumenti può ristabilire questa armonia all’interno del corpo umano.
Altra figura di spicco nell’ambito della Medicina e specificamente della Medicina Estetica nella fase embrionale è quella di Icco da Taranto: atleta vincitore di un’Olimpiade, medico affermato, è il (presunto) fondatore della GINNASTICA MEDICA e della DIETOLOGIA DELLO SPORT: innovatore, quindi, nel campo della ginnastica e nella dieta dell’atleta.
Tra tutti si ricorda la pietanza consigliata agli alteti prima di una performance sportiva, il cosiddetto Kandaulos (pasto completo energetico e proteico).
Teofrasto di Lesbo è il primo scrittore greco a scrivere un trattato sulla MANUTENZIONE DEL PROPRIO CORPO ed in particolare sull’utilizzo dei cosiddetti “unguenti” o profumi; fu il primo a coniare il termine BOTANICA, intesa come scienza che studia le piante ed il loro potere curativo.
Secondo Teofrasto lo “Unguentum” o profumo deve essere così composto: una base grassa di origine animale ed una di origine vegetale (olio di oliva); la resina come fissante; sali (per evitare l’irrancidimento degli stessi grassi); essenze estratte dai petali di fiori con la cosiddetta “Enfleurage”.
Discepolo della Scuola di Medicina di Crotone, Alcmeone rappresenta la figura centrale della Storia della Medicina Estetica nella Magna Grecia.
Innanzitutto riconosce come prima legge scientifica la cosiddetta ISONOMIA, secondo cui la salute deriva dalla sintesi di una perfetta Armonia delle forze interne che governano l’uomo, mentre la malattia come entropia.
Tuttavia il maggior merito di questo esimio personaggio è quello di aver anticipato di oltre due millenni uno dei concetti più importanti della Medicina Estetica secondo i dettami della Scuola di Medicina Estetica diretta dal Prof. Carlo Alberto Bartoletti ossia la PREVENZIONE: fattori di turbamento dell’Armonia delle forze interne al corpo umano, predisposizione individuale, malnutrizione, fattori ambientali (clima, sole …) sono sicuramente predisponenti a malattie o altrazioni dell’equilibrio interno: tuttavia, se per la predisposizione individuale, non è chiaramente possibile modificarne il reale valore predisponente, si può invece modificare, migliorare quelli che sono i fattori ambientali, le abitudini di vita e voluttuarie di ogni singolo individuo, attraverso appunto un’opera di prevenzione.

BIBLIOGRAFIA

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• B.Barbadoro et al “La Storia” – Le Monnier Firenze IX edizione 1967
• G. Peluso “Storia di Taranto” – Scorpione editore Taranto
• G.Spadolini et al “I secoli” – Le Monnier Firenze
• “La Storia” – Utet 2004 , 2° volume “La Grecia e il Mondo Ellenistico”
• L. Sterpellone “Dagli Dei al DNA”- Antonio Delfino Editore, Roma 1989
• A.R.Burn “Storia dell’Antica Grecia – Arnoldo Mondatori Editore spa, Milano 1991
• A. Garzya “Storia della Letteratura greca”- Paravia, Torino, I edizione XVI ristampa 1982
• M. Baldini “Aforismi Medici”- Arti grafiche Editoriali, Roma 1994
• C.A.Bartoletti et al “Quaderni di Medicna Estetica” – Editor: Carlo Alberto Bartoletti, Archimedica Editori in Torino 1999
• G. Mazzarino “Cibi e sapori nell’Italia Antica” tratto dalla Gazzetta del Mezzogiornp, Bari 05.09.2004
• U. Nicolini “Storia orientale e greca” – Società Editrice Internazionale, Torino 1981
• U. Albini et al “Letteratura Greca” – Le Monnier Firenze 1975
• G.Acquaviav et al “Piccola Enciclopedia Tarantina”, supplemento al quotidiano “Corriere del Giorno” di Taranto, Editrice “Cooperativa 19 luglio”, Taranto 1994

Energia ed esercizio fisico

Dott. Antonio Lo Savio

 

 

L’organismo, per soddisfare il suo bisogno energetico, produce energia attraverso tre vie energetiche:

  • via anaerobica alattacida
  • via anaerobica lattacida
  • via aerobica

e sfruttando tre fonti diverse.

Ognuna di queste vie, seppur attivate tutte insieme all’inizio della performance sportiva, contribuisce in tempi diversi alla produzione e sfruttamento della energia prodotta.

La prima via energetica o via anaerobica alattacidaenergia più immediata ed utilizzabile durante la contrazione muscolare; si serve della creatinina ed ha una capacità di erogare energia molto limitata.
La seconda via energetica o via anaerobica lattacida deriva dalla cosiddetta glicolisi con utilizzo delle riserve di glicogeno presenti nel fegato e nei muscoli; si ha produzione di acido lattico ed ha una capacità di erogare energia che gradualmente si esaurisce dopo un picco intorno al 15′-20′ di performance sportiva.
La terza via energetica o via aerobica che deriva dalla cosiddetta beta- ossidazione degli acidi grassi con utilizzo delle riserve di grassi presenti; si serve della carnetina, che veicola i prodotti del metabolismo dei grassi nelle cellule e quindi nei mitocondri, vere e proprie centrali energetiche ed ha una capacità massima di erogare energia a partire da circa il 20′-30′ di performance sportiva.
Alla luce di quanto detto è doveroso fare alcune considerazioni:

  1. Non esiste una attività sportiva esclusivamente aerobica o anaerobica ma è più corretto parlare di attività prevalentemente aerobica: anche l’attività sportiva considerata la più “aerobica” qual è lo step, come mostrato nella tabella qui sotto, in realtà solo per il 50% sfrutta come fonte energetica la via aerobica.
  2. Una integrazione con creatina per un soggetto con una percentuale di massa adiposa importante, non solo può sovraccaricare il lavoro renale, ma non riuscirà a sfruttare al meglio la necessaria trasformazione di grassi in energia (via aerobica, beta-ossidazione) in quanto prolungherebbe lo sfruttamento della prima via energetica come fonte calorica (via anaerobica alattacida).
  3. Per un soggetto magro, che ha come obiettivo sportivo quello di ipertrofizzare la massa muscolare, è controindicata una attività sportiva per un numero di minuti per seduta superiore ai 30-40.
Dr Antonio Lo Savio - costo energetico attivita aerobiche

Costo energetico attività aerobiche

 

Dimagrimento localizzato: è possibile?

Dott. Fulvio Marzatico, Dott. Massimo Negro Tratto dalla rivista “Sport e Medicina” n°6, 2010 Edi Ermes.

Gli studi sulla composizione corporea mostrano come uomini e donne hanno caratteristiche fisiche differenti, con una diversa percentuale e distribuzione del grasso di deposito… Modelli di riferimento indicano per la femmina una quantità di grasso quasi doppia rispetto al maschio con una localizzazione regionale che interessa soprattutto l’aerea gluteo-femorale, mentre nel maschio i depositi lipidici interessano prevalentemente l’area tronco-addominale.
In parte queste differenze morfologiche coinvolgono meccanismi sesso specifici di natura ormonale, in parte fattori non ancora chiari.
Da sempre il grande quesito: è possibile un dimagrimento localizzato? E’ praticabile, cioè, una strategia nutrizionale e/o di supplementazione che possa agire maggiormente sulle aree normalmente “resistenti” al dimagrimento, rispettivamente glutei e fianchi per la donna, tronco e addome per l’uomo?
Per far chiarezza sull’argomento è stato pubblicato un importante Studio sulla rivista Annual Review of Nutrition da cui si possono estrarre due importanti acquisizioni:

  1. le differenze regionali di accumulo lipidico nel tessuto adiposo sono influenzate da fattori non sempre riconducibili a meccanismi di natura sesso specifica: con diete ad elevato apporto calorico/lipidico si ha una preferenza di accumulo di grasso nell’area gluteo-femorale per le donne rispetto agli uomini; mentre in condizioni di apporto calorico/lipidico bilanciato l’accumulo lipidico nel tessuto adiposo è maggiore per l’area addominale rispetto a quella gluteo-femorale in entrambi i sessi;
  2. le differenze regionali di smaltimento lipidico del tessuto adiposo non sembrano essere legate a meccanismi sesso specifici, sia in condizioni di digiuno, sia di alimentazione o di esercizio fisico: l’attività lipolitica è maggiore nel tessuto adiposo sottocutaneo dell’area tronco addominale sia per le donne, sia per gli uomini, normopeso o obesi. Quest’area fornisce oltre il 70% degli acidi grassi liberi (FFA), mentre solo il 15-20% dei FFA circolanti è garantito dalla lipolisi dell’area gluteo-femorale nei normopeso e fino al 30% circa negli obesi (uomini e donne) …

In altri termini nell’uomo in condizioni di eccesso nutrizionale e scarsa attività fisica l’accumulo di grasso interessa soprattutto la zona tronco-addominale e la ripresa dell’attività fisica e della riduzione di calorie stimola la lipolisi ossia la distruzione dei grassi nella stessa zona; nella donna invece in condizioni di eccesso nutrizionale e scarsa attività fisica l’accumulo di grasso interessa soprattutto la zona gluteo-femorale che presenta una maggior presenza di enzimi (lipoproteinlipasi), deputati a favorire l’accumulo dei lipidi stessi in tale zona, e da una maggior sensibilità all’effetto antilipolitico dell’insulina che ne ridurrebbe la possibilità di smaltimento.

L’unico studio al momento disponibile che dimostra come si possa intervenire sull’adiposità localizzata a livello delle cosce e dei glutei vede l’utilizzo dell’acido linoleico coniugato (Britsh journal of Nutrition)

La Pelle

Tratto dalle Lezioni di Dermocosmetologia – Societa’ Italiana di Medicina Estetica – Prof. C.A. Bartoletti

La pelle rappresenta il rivestimento/barriera del nostro corpo ed è l’organo più esteso dell’apparato tegumentario (circa 2mq); è composto per il 70% di acqua, il 25% di proteine, il 2% di grassi e per il restante 3% di altre sostanze; consta di tre strati fondamentali:

  • epidermide
  • derma
  • ipoderma

Il derma o tessuto connettivale, ricco di terminazioni nervose e vasi sanguigni, è costituito da varie cellule, tra le quali i fibroblasti che producono tra l’altro il collagene e “la sostanza fondamentale”; al di sotto dell’ipoderma vi sono i muscoli.
Si distinguono fondamentalmente 5 biotipi cutanei, ciascuno dei quali deve essere trattato e gestito in modo specifico (quindi NO a creme “factotum”!).

  • Pelle Normale: è così definita una pelle con colorito omogeneo, liscia e luminosa, senza rughe superficiali; i pori sono ristretti; è tipica della prima infanzia e della giovinezza.
  • Pelle Secca: è così definita una pelle avvizzita, poco elastica, sottile e fragile; a volte si ha un fastidioso senso di “tiramento” e prurito, dopo, ad esempio, utilizzo di sapone troppo aggressivo; lo strato corneo tende a sfaldarsi, desquamandosi e producendo screpolature a volte anche sanguinanti; è molto sensibile agli agenti atmosferici(sole, vento, freddo). La pelle secca puo’ esserla per disidratazione (scarso apporto di acqua con l’alimentazione) o per perdita del film lipidico (esempio: ridotto apporto dietetico di grassi).
  • Pelle Grassa: è così definita una pelle untuosa e lucida, di colore spesso olivastro; pori e ghiandole sebacee dilatate, comedoni (i cosiddetti punticci, espressione di pori occlusi dal pulviscolo atmosferico e dall’eccesso di sebo che evolvono poi in acne).
  • Pelle Sensibile: è così definita una pelle molto sottile per la sottigliezza dello strato corneo, quasi trasparente, spesso con i capillari dilatati specie sugli zigomi (couperose); a volte insorgono bruciore e prurito per eccessiva irritabilità alla esposizione agli agenti esterni o alla intolleranza a molti prodotti cosmetici.
  • Pelle mista: è un tipo di pelle diffusa soprattutto tra gli adolescenti ed i giovani adulti; è caratterizzata da zone con pelle secca (guance, regione perioculare, collo), alternate a zone con pelle grassa (la cosiddetta T del viso ossia naso-fronte-mento) e zone normali.

La valutazione del biotipo si basa sulla obiettività e sulla valutazione con il cosiddetto “Check up della pelle”.

Dr Antonio Lo Savio - tipi di pelleDr Antonio Lo Savio - T del viso fronte naso mento

 

Alimentazione e Nutrizione

Tratto dalle Lezioni di “Alimentazione e Integrazione nello Sport” (Dr Antonio Lo Savio)

Molto spesso non è ben chiara la distinzione tra “Alimentazione” e “Nutrizione”e pertanto tali termini sono facilmente confusi o addirittura considerati sinonimi.
Innanzitutto per Alimentazione si intende l’assunzione per via orale di qualunque sostanza (alimento) che, assunta dall’esterno, è assimilata; per Nutrizione si intende, invece, l’insieme dei processi di assorbimento intestinale degli alimenti, nonché la loro assimilazione e utilizzazione da parte delle cellule dell’intero organismo attraverso le varie fasi del metabolismo dei principi nutritivi.
Dalla digestione degli alimenti derivano i cosiddetti nutrienti, che a loro volta si dividono in macronutrienti e micronutrienti: i macronutirenti si distinguono in Zuccheri, Proteine e Lipidi (o grassi); i micronutrienti invece si distinguono in Vitamine e Sali Minerali; ogni macronutriente apporta un certo numero di Kilocalorie (semplicemente dette Calorie) ; vitamine e Sali minerali “coadiuvano” invece i vari processi biochimici.
Gli zuccheri o glucidi apportano circa 4 kcalorie per ogni grammo, si distinguono in zuccheri semplici o complessi, cioè formati da più molecole di zuccheri semplici. Presentano una duplice funzione: plastica ed energetica; plastica, in quanto entrano nella costituzione di strutture essenziali per gli organismi viventi (esempio: glicogeno muscolare); energetica, in quanto forniscono all’organismo energia per le prestazioni funzionali. Gli zuccheri inoltre influenzano la secrezione di insulina da parte del pancreas.

Le proteine apportano circa 4 kcalorie per ogni grammo. Nell’organismo umano le proteine rappresentano oltre il 50% dei componenti organici e circa il 14-18% (a seconda dell’età) del peso corporeo totale; sono componenti fondamentali del nostro organismo in quanto adempiono a numerose funzioni: deposito (es: la ferritina che trasporta il ferro), contrattile (es: astina, miosina, tropomiosina dei muscoli), strutturale (esempi: cheratina dei capelli), regolatrice (ormoni), trasporto (es.: emoglobina che trasporta ossigeno e anidride carbonica), enzimatica (esempi: ptialina della saliva). Dal punto di vista biochimico una proteina è composta da circa 20 aminoacidi.

I lipidi apportano circa circa 9 kcalorie per ogni grammo; assolvono nell’organismo umano a molte ed importanti funzioni tra le quali: riserva di energia e trasporto di vitamine liposolubili. Per la loro costituzione chimica gli acidi grassi si dividono in: A. saturi (in prevalenza di origine animale); B. insaturi poli- e mono- (in genere vegetali come olio di oliva e di semi).

Prevenzione e Benessere

Lo Studio di Medicina Preventiva e del Benessere nasce dalla consapevolezza, da me maturata ormai dopo circa sedici anni di lavoro in ambito sanitario ed in particolare nel ramo internistico e della medicina d’urgenza, di “curare” la malattia prima del suo esordio, ovvero individuare e contrastare quei fattori di rischio che ne causano l’insorgenza.

La Medicina Preventiva, secondo il Premio Nobel Luc Montagnier, suggerisce di “rimettere al centro della ricerca medica e biologica la cura dell’uomo sano e del suo sistema immunitario”, per renderlo recettivo nei confronti di fattori di “rischio” e contrastarne la patogenicita’; d’altronde il Medico del III millennio non dovrebbe occuparsi solo della malattia (e della terapia farmacologia…) ma ha il dovere di indagare in modo approfondito sulla vita del Paziente, dalle abitudini alimentari a quelle sportive, lavorative, voluttuarie: non è più comprensibile curare ad esempio un eccesso di colesterolo nel sangue solo con il farmaco (statina) ma necesse est educarlo innanzitutto ad una sana alimentazione e una costante attività sportiva.
Il Prof. Carlo Alberto Bartoletti, fondatore della prima Scuola di Medicina Estetica in Italia e mio Maestro, sottolineava proprio l’importanza della fase preventiva, che rappresenta proprio la fase fondamentale di tale disciplina, insegnando, nella propria Scuola, a proteggere e gestire la salute di ogni individuo secondo le regole di igiene di vita: alimentare, fisica e psicologico-comportamentale.
La voglia di migliorare l’aspetto estetico del proprio corpo, il desiderio di cancellare i segni dell’invecchiamento o di rallentarne lo sviluppo, possono apparire vezzi di persone che non si accettano; ma se questo comporta nell’individuo un senso di benessere psicologico, sottoporsi a tali terapia non dev’essere assolutamente oggetto di critica.
D’altronde per Sanità Pubblica si intende qualunque atto “rivolto a migliorare la salute della popolazione tramite sforzi organizzati della società, utilizzando tecniche di prevenzione delle malattie, di protezione e di promozione della salute non semplice assenza di malattia ma stato di completo benessere fisico, psichico e sociale” (WHO, 1947).